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La balenottera delle sabbie plioceniche di Valmontasca - Vigliano d'Asti


"Nel 1959 venne rinvenuto nei sedimenti pliocenici di Valmontasca (frazione di Vigliano d'Asti) uno scheletro quasi completo di balenottera fossile, della lunghezza di circa 8 mt.
Nello stesso anno l'esemplare fu recuperato a cura dell'Istituto di Geologia e Paleontologia dell'Università di Torino.

Lo studio morfologico di questo Misticeto ha permesso di raggiungere alcuni risultati di interesse sistematico. Infatti a seguito di confronti approfonditi, l'esemplare pliocenico è risultato strutturalmente e morfologicamente analogo agli individui della attuale Balenoptera acutorostrata LACEPEDE (conosciuta pure come B. rostrata FABRICIUS).

Questo fossile, inoltre, si è dimostrato completamente eguale a diversi esemplari pliocenici conservati in vari musei e precedentemente attribuiti a generi e specie differenti.

Successivamente il fossile è stato restaurato e sistemato in un'apposita sala del museo annesso all'Istituto predetto.



La valutazione dei dati raccolti ha dimostrato che i Misticeti pliocenici considerati e gli individui della B. acutorostrata attuale appartengono ad una unica specie cronologica, protrattasi dal Pliocene all'Attuale.
Considerate alcune differenze morfologiche, di grado non elevato, fra i fossili e la popolazione attuale, è stata istituita una sottospecie per identificare le predette forme plioceniche.
In relazione alle norme del C.I.N.Z., la sottospecie ha assunto la denominazione di Balenoptera acutorostrata cuvierii."

IL RITROVAMENTO
I terreni pliocenici dei dintorni della città di Asti sono ben noti per gli importanti affioramenti fossiliferi. In tutta la regione astigiana e, particolarmente, nelle località intorno a Montegrosso d'Asti, si sono susseguiti rinvenimenti di ossa e di scheletri quasi completi, appartenenti ad Odontoceti ed a Misticeti.

Fra gli altri sono da ricordare, per importanza sistematica, i notevoli resti di Physeteridae, di Delphiniadae e di Balenopteridae scoperti nei fianchi dei rilievi collinosi esistenti a Sud-Ovest di Asti, ma più frequentemente provenienti dai depositi sabbiosi sui quali poggia la piccola frazione di Valmontasca nel comune di Vigliano d'Asti. In questa località divenuta famosa per la paleontologia dei vertebrati marini del Pliocene medio-superiore, un ritrovamento casuale avvenuto nel 1959, permise di recuperare un grande scheletro di balenottera in buone condizioni di completezza.

Durante delle operazioni di scavo per la posa di una conduttura di acqua, in un terreno sito sulla sommità della collina e assai prossimo alla piazza della frazione Valmontasca alcuni operai rinvennero frammenti ossei e li segnalarono ai propri superiori.

L'avvedutezza dei presenti permise di constatare l'esistenza, a circa 70 cm. dalla superficie, di uno scheletro formato da ossa di notevoli proporzioni. Sospesi prudentemente i lavori fu lo stesso Sindaco di Vigliano, Giovanni Battista CONTI, ad avvisare la Soprintendenza alle Antichità di Torino.

Il giorno 23 marzo il prof. Carlo CARDUCCI, soprintendente alle Antichità del Piemonte ed alcuni esperti inviati dall'Istituto di Paleontologia dell'Università di Torino, effettuarono i primi sopralluoghi, accertando la notevole rilevanza scientifica del ritrovamento.




I primi esami morfologici, compiuti sul luogo, stabilirono che i resti appartenevano ad un Cetaceo del Sottordine dei Misticeti, conosciuto nella sistematica paleontologia quale Plesiocetus cortesii.

Lo scheletro misurava circa 8 metri e il cranio, con le mandibole, circa 2 mt. L'attività di recupero durò circa 26 giorni e lo scheletro venne trasportato al museo di Torino.
Nel 1961 venne rinvenuto l'arto inferiore destro dello scheletro e intorno al 1970 venne recuperata parte dell'arto sinistro a pochi metri dal punto ove avvennero gli scavi del 1959.

Attualmente il fossile e è sistemato in un'apposita sala del museo annesso all'Istituto di Geologia e Paleontologia dell'Università di Torino. 

(Tratto dal Bollettino della Società Paleontologica Italiana - Vol.9, n.1, pp.3-75
Manoscritto di P.G. CARETTO